Thursday, April 7, 2011
Ora
....‘I partiti hanno occupato tutto: le banche e il Festival di Sanremo, gli ospedali, le ferrovie e le centrali del latte, i teatri lirici e le universita’’....
....’i partiti si sono divisi a pezzi e bocconi tutto il paese: non e’ possibile trovare un lavoro, vincere un concorso, ottenere una licenza o un appartamento in affitto, conquistare una cattedra o un appalto se non passando attraverso le forche caudine dello strapotere dei partiti........’
....’Sarebbe ora che si passasse nel nostro paese dalla ‘partitocrazia’ alla “meritocrazia”. Ingegneri e giornalisti, manager e architetti, sono perfettamente in grado di assumere incarichi finora affidati a portaborse e galoppini elettorali, e di rispondere del loro operato sulla base dei risultati raggiunti e verificabili. I partiti facciano il loro mestiere, siano luoghi di ascolto, di formazione e di orientamento della pubblica opinione, concorrendo cosi’ come vuole la Costituzione, alla politica nazionale’.........
Questi sono stralci di un articolo di Miriam Mafai pubblicato su Repubblica nell’Aprile 1992.
La capacita’ di protesta e’ ormai una realta’ in Italia.
Dopo il 13 Febbraio si creano nuovi movimenti e c’e’ una manifestazione a settimana. Ma Berlusconi e i ‘suoi’ politici non sono un caso: sono la creazione di una classe politica che da oltre 20 anni non fa’ il suo mestiere e protestare non puo’ bastare.
Come riuscire a fare il salto dalla protesta alla costruzione e trasformare il nostro paese?
Come riuscire non solo a mandare fuori dal parlamento persone che ormai inseguono solo i propri deliri ( Ronde leghiste? Ricostituzione del partito fascista?) invece che fare l’interesse di un paese?
Come avere una classe politica con senso dello Stato e della propria Nazione e quindi dei suoi cittadini?
Come vogliamo attuare questa trasformazione dell’Italia?
A chi dice ‘A me la politica ha sempre fatto schifo!’ pongo la domanda ‘Come fai a governare un paese senza fare politica? Lasciamo i posti delle istituzioni vuoti (parlamento, comuni, circoscrizioni, etc.)?
Non c’e’ bisogno di un Parlamento vuoto ma pieno di gente che ha voglia di fare bene il proprio lavoro.
La politica .... gestione del bene comune nell’interesse comune nel rispetto delle differenze dei cittadini italiani e del proprio territorio.
La politica .... costruzione di realta’ vivibili nelle nostre citta’.
Ricominciamo a farla anche noi questa politica che e’ costruzione insieme e capacita’ di dialogare e non solo critica e protesta.
E ricominciamo ora.
Stefania Fantini
Tuesday, March 22, 2011
Perche’ esserci
Perche’ sentirci coinvolte in un movimento trasversale di donne?
Perche’ ritrovarci nel poco tempo libero (dopo il lavoro e la famiglia) con altre donne che non conosciamo, con le quali condividiamo poco, a parlare di qualcosa che succede nel nostro paese di origine dove forse non torneremo piu’?
Noi, in definitiva, abbiamo trovato la nostra soluzione partendo.
Eppure il 13 Febbraio il richiamo lo abbiamo sentiro forte e liberatorio e c’eravamo anche noi a manifestare a Londra sotto il cartello del ‘Se non ora quando?’
E’ stata sola la meraviglia e la sorpresa nel constatare che qualcosa succede in Italia, qualcosa si muove e viene dalle donne?
O sotto quello slogan ci abbiamo visto uno spazio da riprenderci e dove poter essere?
Adesso c’e’ l’impegno......... e stiamo riconsiderando che forse abbiamo poco tempo (dopo il lavoro e la famiglia), per partecipare a questo movimento.
Eppure oggi i mezzi per esserci possono essere diversi: e-mail, blog, face-book, skype.
Per parlarci, oggi, non abbiamo bisogno di essere tutte nello stesso posto alla stessa ora, anche se guardarci in faccia ogni tanto e’ bello.
Il nostro poco tempo, e’ quel ‘poco’ che messo insieme puo’ costruire e unire, e diventare il ‘tanto’ che modifica la nostra vita.
Il volere che l’immagine che la societa’ ci rimandi di noi stesse sia la stessa che noi abbiamo: capaci, preparate, orgogliose e donne, puo’ e deve essere un motivo sufficiente per esserci con i nostri tempi e i nostri modi.
Tempi e modi che spesso la societa’ non ci riconosce, anche in questo paese dove le cose ‘funzionano’.
Ecco perche’ esserci.
Stefania Fantini
Saturday, March 19, 2011
17 marzo, Unita’ d’Italia?
Cosa si e’ festeggiato il 17 marzo? Ed e’ davvero l’Italia unita? E se non e’ unita, cosa bisogna fare per unirla davvero?
Voi cosa ne pensate?
Io ho letto che “Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario. Su quasi 26 milioni di abitanti, il diritto a votare fu concesso dai nuovi governanti solo a 419.938 persone (circa l'1,8%), sebbene soltanto 239.583 si recassero a votare; alla fine i voti validi si ridussero a 170.567, dei quali oltre 70.000 erano di impiegati statali. Vengono eletti 85 fra principi, duchi e marchesi, 28 ufficiali, 72 fra avvocati, medici ed ingegneri.”
Fu questo Parlamento italiano ‘eletto’ che fu inaugurato il 18 febbraio 1861 e che il 17 marzo 1861 promulgo’ un articolo unico, la seguente legge che proclamava il regno d'Italia: Vittorio Emanuele II, re di Sardegna , di Cipro e di Gerusalemme, ecc, ecc, ecc,....Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Ma non vi fu – dicono i manuali di Diritto Costituzionale - né in tale occasione, né in alcuna altra antecedente o susseguente, alcuna costituzione ex novo di una entità politica statale. (Francesco Cesare Casula, Breve storia di Sardegna, pp. 244p-245)
E quindi in quanti volevano davvero l'Unita' d'Italia?
Eppure in molti, giovani e meno giovani, credettero negli ideali risorgimentali e diedero la vita per costruire l’Unita’ d’Italia, tanti giovani come Goffredo Mameli che nelle parole che uso’ per l’inno nazionale a piu’ riprese incito’ gli italiani ad unirsi (http://www.scudit.net/mdmameliinno.htm).
Ma queste persone, se avessero potuto sapere cosa sarebbe successo all'Italia, avrebbero ancora dato la propria vita per la patria?
E adesso, l'Italia, e' unita davvero?
Personalmente ho dubbi a proposito di entrambe le domande, e forse molto e' dovuto a come fu attuata l’unita’ d’Italia, una storia ben documentata ma poco, anzi pochissimo nota ...
Pino Aprile in Terroni, pp 94-95 la racconta cosi’. Nel 1861 “il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. [...] al Sud, con un terzo della popolazione totale, c’era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d’Italia messo insieme [...] L’impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell’Unita’ d’Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. [...] compiuta l’Unita’, si fece cassa comune (una piena, la’tra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell’Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribui’ con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l’1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre la meta’ del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti... che’ in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca, in Indietro Savoia!, furono giustiziati piu’ patrioti dal Piemonte che dall’Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pago’ il prezzo, i furbi riscossero.”
E non si prese solo la cassa, si distrussero anche le industrie del Sud per favorire quelle del Nord, i meridionali furono uccisi (paesi interi vennero distrutti e le popolazioni sterminate), le donne vennero stuprate, gli uomini vennero deportati in veri e propri campi di concentramento. Comincio’ l’emigrazione di massa dal Sud, che fino ad allora era sempre stato terra di immigrazione (dai fenici ai greci agli arabi ecc, tutti andavano nel meridione d’Italia, quasi nessuno l’abbadonava).
Io non conoscevo tante delle cose raccontate da Pino Aprile, e quando ho letto il suo libro ne sono rimasta colpita ...
In molti diranno e penseranno: ormai e’ successo 150 anni fa, perche’ non ci mettiamo una pietra sopra ed andiamo oltre? Gia', perche' no? Beh ... perche’ 150 anni fa non e’ finito tutto, e' solo cominciato il trattamento del Sud come ‘colonia interna’. I prerequisiti delle colonie sono che la colonia non deve essere in grado di produrre, per non fare concorrenza, ma deve essere in grado di spendere, per comprare i prodotti della regione di cui e’ colonia. Quindi, niente sviluppo, ipertrofia della pubblica amministrazione, e voti di scambio. Tutto troppo familiare per poter semplicemente ‘lasciar perdere’.
Ma allora, se non si puo' lasciar perdere, cosa si puo' fare? Tornare indietro? impossibile! e allora come andare avanti? La conoscenza di cio' che accadde puo' forse aiutarci a riconoscere obiettivamente gli errori commessi, a riconoscere i meccanismi perversi adottati per sottomettere il meridione ed individuare ed adottare politiche che li interrompano e instaurino un meccanismo virtuoso che renda tutti gli italiani davvero uguali, con uguali diritti, doveri, opportunita’?
Riusciremo mai ad assumerci tutti le nostre responsabilita', a smettere di discriminare meridionali, donne, stranieri nati e sempre vissuti in Italia, e a vederci davvero tutti come 'fratelli (e sorelle) d'Italia'?
Thursday, March 10, 2011
Ma allora e' un complotto!
Tuesday, March 8, 2011
Monday, March 7, 2011
GRAN BRETAGNA-ITALIA SOLA ANDATA
Il 13 febbraio ci siamo ritrovate qui, a Londra, profondamente indignate per lo stato pietoso in cui e’ stata ridotta la nostra Nazione dall’attuale classe dirigente. Grazie ai media internazionali siamo costantemente informate di cio’ che accade in Italia e le notizie che ogni giorno ci arrivano aggiungono frustrazione e rabbia alla nostra deludente e diretta esperienza del Bel Paese.
Non possiamo che confermare: l’Italia non è un paese per donne (come non lo e’ per uomini, giovani e vecchi) e noi vogliamo che lo diventi.
Pertanto, anche noi che abbiamo deciso di vivere all’estero, momentaneamente o in modo stabile, diciamo: “Ne abbiamo abbastanza! E’ il momento di riprenderci il nostro paese, di impegnarci tutti a ricostruire il nostro futuro”.

