Cosa si e’ festeggiato il 17 marzo? Ed e’ davvero l’Italia unita? E se non e’ unita, cosa bisogna fare per unirla davvero?
Voi cosa ne pensate?
Io ho letto che “Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario. Su quasi 26 milioni di abitanti, il diritto a votare fu concesso dai nuovi governanti solo a 419.938 persone (circa l'1,8%), sebbene soltanto 239.583 si recassero a votare; alla fine i voti validi si ridussero a 170.567, dei quali oltre 70.000 erano di impiegati statali. Vengono eletti 85 fra principi, duchi e marchesi, 28 ufficiali, 72 fra avvocati, medici ed ingegneri.”
Fu questo Parlamento italiano ‘eletto’ che fu inaugurato il 18 febbraio 1861 e che il 17 marzo 1861 promulgo’ un articolo unico, la seguente legge che proclamava il regno d'Italia: Vittorio Emanuele II, re di Sardegna , di Cipro e di Gerusalemme, ecc, ecc, ecc,....Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli Atti del governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Ma non vi fu – dicono i manuali di Diritto Costituzionale - né in tale occasione, né in alcuna altra antecedente o susseguente, alcuna costituzione ex novo di una entità politica statale. (Francesco Cesare Casula, Breve storia di Sardegna, pp. 244p-245)
E quindi in quanti volevano davvero l'Unita' d'Italia?
Eppure in molti, giovani e meno giovani, credettero negli ideali risorgimentali e diedero la vita per costruire l’Unita’ d’Italia, tanti giovani come Goffredo Mameli che nelle parole che uso’ per l’inno nazionale a piu’ riprese incito’ gli italiani ad unirsi (http://www.scudit.net/mdmameliinno.htm).
Ma queste persone, se avessero potuto sapere cosa sarebbe successo all'Italia, avrebbero ancora dato la propria vita per la patria?
E adesso, l'Italia, e' unita davvero?
Personalmente ho dubbi a proposito di entrambe le domande, e forse molto e' dovuto a come fu attuata l’unita’ d’Italia, una storia ben documentata ma poco, anzi pochissimo nota ...
Pino Aprile in Terroni, pp 94-95 la racconta cosi’. Nel 1861 “il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. [...] al Sud, con un terzo della popolazione totale, c’era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d’Italia messo insieme [...] L’impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell’Unita’ d’Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. [...] compiuta l’Unita’, si fece cassa comune (una piena, la’tra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell’Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribui’ con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l’1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre la meta’ del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti... che’ in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca, in Indietro Savoia!, furono giustiziati piu’ patrioti dal Piemonte che dall’Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pago’ il prezzo, i furbi riscossero.”
E non si prese solo la cassa, si distrussero anche le industrie del Sud per favorire quelle del Nord, i meridionali furono uccisi (paesi interi vennero distrutti e le popolazioni sterminate), le donne vennero stuprate, gli uomini vennero deportati in veri e propri campi di concentramento. Comincio’ l’emigrazione di massa dal Sud, che fino ad allora era sempre stato terra di immigrazione (dai fenici ai greci agli arabi ecc, tutti andavano nel meridione d’Italia, quasi nessuno l’abbadonava).
Io non conoscevo tante delle cose raccontate da Pino Aprile, e quando ho letto il suo libro ne sono rimasta colpita ...
In molti diranno e penseranno: ormai e’ successo 150 anni fa, perche’ non ci mettiamo una pietra sopra ed andiamo oltre? Gia', perche' no? Beh ... perche’ 150 anni fa non e’ finito tutto, e' solo cominciato il trattamento del Sud come ‘colonia interna’. I prerequisiti delle colonie sono che la colonia non deve essere in grado di produrre, per non fare concorrenza, ma deve essere in grado di spendere, per comprare i prodotti della regione di cui e’ colonia. Quindi, niente sviluppo, ipertrofia della pubblica amministrazione, e voti di scambio. Tutto troppo familiare per poter semplicemente ‘lasciar perdere’.
Ma allora, se non si puo' lasciar perdere, cosa si puo' fare? Tornare indietro? impossibile! e allora come andare avanti? La conoscenza di cio' che accadde puo' forse aiutarci a riconoscere obiettivamente gli errori commessi, a riconoscere i meccanismi perversi adottati per sottomettere il meridione ed individuare ed adottare politiche che li interrompano e instaurino un meccanismo virtuoso che renda tutti gli italiani davvero uguali, con uguali diritti, doveri, opportunita’?
Riusciremo mai ad assumerci tutti le nostre responsabilita', a smettere di discriminare meridionali, donne, stranieri nati e sempre vissuti in Italia, e a vederci davvero tutti come 'fratelli (e sorelle) d'Italia'?